BLOG #2 / CORONAVIRUS COME "ESPERIMENTO SOCIOLOGICO"

Photo by CDC on Unsplash

Il sociologo Domenico De Masi, come riferisce il sito Ansa.it in un redazionale del 29 febbraio, definisce il coronavirus come un grande esperimento di sociologia. Tre gli aspetti sottolineati dallo studioso, l’infantilismo diffuso in una città di individui razionali come Milano, vedi l’assalto ai supermercati, lo spaesamento causato dal trattamento ricevuto dagli altri paesi che ci considerano come alcuni tra noi hanno considerato i cinesi, cioè pericolosi, e infine l’esperimento diffuso del telelavoro, percepito da molti favorevolmente, lungi dalle distopie dell’isolamento antisociale paventato da alcuni.

La nostra epoca è segnata da due grandi fenomeni, la globalizzazione e la tecnologia che pervadono tutte le attività. Il villaggio globale è una realtà, ciò che è molto distante è ora vicino. Tuttavia, la vita quotidiana sembra conservare la sua umanità anche se la nostra vita dipende dallo smartphone.

Cosa ci potrebbe insegnare questa esperienza?

E’ così grave avere una città meno trafficata, più silenziosa, me o inquinata e, anche, piacevole? Attendiamo di vedere i rilevamenti degli inquinanti cancerogeni nell’aria di questi giorni. 

E’ così spiacevole lavorare da casa, senza orari stringenti, usando spazi che ci sono familiari, che sono spesso piacevoli, che consumano energia per essere riscaldati, raffrescati, illuminati anche quando siamo altrove, al lavoro o stipati su mezzi pubblici?

Per di più il lavoro che svolgiamo è sempre più indifferente alla presenza fisica di colleghi, dialoghiamo con un sistema informativo diffuso attraverso una tastiera, uno schermo, un computer. La riunione di lavoro via Skype spesso è più produttiva che di persona. La vita può trasformarsi e tornare alla solitudine del contadino, dopo la massificazione della fabbrica? Forse è già avvenuto e forse avverrà ancora nel futuro, forse la questione è un poco più complessa.

L’esperimento di queste settimane ci indica anche modi di vivere e abitare più sostenibili?

I nodi da risolvere, come spesso avviene, sono di natura politica, amministrativa ed economica.

Il tema dell’economia, più che quello della salute, sembra condizionare opinione pubblica e cittadini nella riflessione sul da farsi nei prossimi giorni e nelle prossime settimane di fronte a un problema che nemmeno la scienza riesce a governare, pur essendo questa la più adatta ad affrontarlo. Razionalità economica e razionalità scientifica non vanno d’accordo.  

Altre domande sono sullo sfondo. Il sistema economico delle nostre regioni è per certi versi strutturalmente insostenibile? Studi sui trasporti, di merci (RAM, 2019) e di persone (ISFORT, 2018), mostrano in anni recenti, a livello nazionale, un tendenziale disaccoppiamento tra crescita economica e spostamenti di merci e di persone, questi ultimi tendono a crescere più della prima. Questo fenomeno, contrario alle teorie del decoupling legato all’affermarsi di una economia verde, è confermata dalle stime trimestrali ISPRA luglio – settembre 2019 dell’andamento economico e delle emissioni di gas serra (Sole 24 ore, 12/09/2019) che registrano un aumento contemporaneo ad un andamento decrescente del PIL. Il fenomeno appare trainato in questo caso dagli effetti della produzione di energia elettrica. Tale tendenza è opposta a quella lievemente favorevole al disaccoppiamento registrata nel periodo precedente.

D’altra parte l’intensità energetica della manifattura italiana, cioè la quantità di energia per unità di prodotto, è più bassa di altri paesi a noi simili. 

Lascio a prossime occasioni altre riflessioni…

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